Incontro con Massimo Nicotra. Le Contrade dell’Etna ai nastri di partenza. Ecco le novità.

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di Francesca Landolina

Le Contrade dell’Etna ai nastri di partenza. Ecco le novità!

Ai nastri di partenza Le Contrade dell’Etna, la più importante rassegna dedicata ai vini del vulcano che si terrà dall’11 al 13 maggio 2024, a Rovittello, frazione di Castiglione di Sicilia, in provincia di Catania. Ad ospitare l’evento organizzato dalla società Crew sarà ancora il Picciolo Etna Golf Resort. Ne parliamo con Massimo Nicotra, organizzatore insieme a Raffaella Schirò e a Sergio Cimmino, della tre giorni dedicata alla cultura del vino etneo.

Partiamo subito dalle novità: quali sono?

Come lo scorso anno daremo molta attenzione alle masterclass per momenti di approfondimento sui vini. A condurle ci saranno l’esperto Federico Latteri, curatore della Guida ai Vini dell’Etna di Cronache di Gusto, il neo Master of Wine ed enologo Pietro Russo e la DipWSET e wine educator, Cristina Mercuri. Altra novità è il focus di questa edizione: il cambiamento climatico. Secondo noi è un tema interessante da condividere e su cui riflettere. Se ne parlerà nella giornata di sabato, durante un talk con il noto meteorologo Paolo Corazzon, volto di 3b Meteo.

C’è anche un nuovo volto come testimonial di Contrade…

Sì, la madrina di questa edizione è Stevie Kim, ambasciatrice dei vini italiani nel mondo, e in particolar modo dei vini etnei che ama, perché ama questo territorio. Ci sembrava opportuno riconoscerle questo merito, in segno di gratitudine.

Ci sono novità dal punto di vista degli allestimenti e dello spazio espositivo?

Anno dopo anno cerchiamo di migliorare qualcosa, perché c’è sempre da migliorare e la macchina che si mette in moto è sempre più grande. Avremo uno spazio più vasto all’interno della piazza espositiva con gli stand, che avranno una pedana per evitare che si alzi la polvere dal suolo e per una maggiore pulizia dell’ambiente. Per la prima volta allestiremo un’area food, che sarà gestita da Turè Sicilian Food di Linguaglossa che realizzerà piatti tipici espressi.

Cosa cambia per i visitatori, come ci si accredita?

Gli accrediti degli addetti al settore ho.re.ca avvengono direttamente dal sito di Contrade. Ogni ristoratore o enotecario ha a sua disposizione tre nominativi. Il ticket di ingresso della domenica resta invariato al prezzo di 30 euro e dà diritto alla libera degustazione.

In questi anni, dall’inizio della vostra organizzazione, come e quanto è cresciuta e cambiata la manifestazione?

La nostra prima edizione post Covid è stata realizzata nel 2022. Dalla sua origine naturalmente molte cose sono cambiate, perché Contrade dell’Etna nasce, sulla falsa riga di ciò che si fa a Bordeaux, da un’idea di Andrea Franchetti, come momento conviviale tra produttori che si scambiavano campioni di vasca. Tutto è cresciuto nel tempo, di pari passo alla stessa qualità dei vini. Questo know how di confronto e scambio ha generato un percorso per cui inevitabilmente i produttori iniziavano ad essere più attenti. Crescevano i produttori e la manifestazione diventava appetibile per la stampa. Anche il mondo ho.re.ca. si avvicinava. Con il ‘dopo Franchetti’ c’è stato il passaggio di testimone alla nostra società. La manifestazione non poteva più svolgersi senza un cuore imprenditoriale. Per continuare a fare un evento per la stampa, per i produttori e per gli appassionati di vini etnei, occorreva armonizzare le diverse anime. Da ciò la necessità di trovare una location che potesse assecondare tutto ciò, rispondendo a tutte le esigenze di logistica, con spazi ampi, camere di albergo, ristoranti per la cena conviviale e sale convegni. Tutto ciò ha segnato un’ascesa qualitativa che va di pari passo alla qualità dei vini. Da qui la necessità di inserire un ticket di ingresso per filtrare chi ha un vero interesse ed evitare che Contrade si trasformi in una sagra del vino. Grazie al contributo degli sponsor, cerchiamo di migliorare sempre di più. Abbiamo iniziato ‘al buio’, e aggiungiamo sempre qualcosa in più affinché i produttori restino contenti, e anche la stampa e le istituzioni. Facciamo un’attività di comunicazione che non esisteva prima tra sito, social e attività stampa.

Che significa per voi raccogliere il testimone?

Significa avere una responsabilità grande. A differenza del grande produttore Andrea Franchetti, purtroppo scomparso, non proveniamo dal mondo del vino, ma ciò è anche una fortuna per noi. Credo che questo garantisca un approccio più orizzontale all’evento. C’è quella garanzia di orizzontalità che non fa differenze tra grandi e piccoli; tutti hanno lo stesso identico spazio. E quest’anima rimane; convivono produttori che producono 2.000 bottiglie o meno con grandi aziende al loro fianco. L’anima rurale resta ma va adattata al mercato di Contrade. Coniughiamo la ruralità al concetto del lusso; da qui la scelta della location che è ricaduta sul Picciolo Etna Golf Resort. E il binomio funziona. Degustare un calice di vino guardando il vulcano non ha prezzo. Contrade continua ad essere una festa del territorio, divenendo un evento iconico.

Quali sono i vostri obiettivi?

Qualificare sempre di più l’evento, promuovere le cantine che aderiscono e il territorio intero. Parliamo di un territorio che incuriosisce non solo l’amante del vino, ma chi ama il bel vivere all’insegna del turismo e dell’enogastronomia. L’anno scorso abbiamo raggiunto circa 6 mila presenze. Speriamo di raggiungere o di superare questo dato e di trasmettere la nostra vitalità.

Perché essere a Contrade è importante per i produttori?

Perché Contrade è l’evento iconico dei vini dell’Etna, e non certo grazie a noi. Ognuno di loro è protagonista dell’ascesa della qualità. Esserci significa dare un segnale di sistema. Partecipare significa contribuire. Oltre a ciò, l’evento funziona per gli addetti ai lavori del settore ho.re.ca, dalla Sicilia e dal mondo. Si mobilitano anche gruppi con tour operator e ristoratori appassionati. Durante l’evento non c’è un posto libero per dormire. Tutti infatti spostano il focus sull’accoglienza turistica, perché la domanda è questa. Gli eventi territoriali hanno più appeal di altri eventi, che si tengono in luoghi, seppur belli, lontani da dove i vini si producono.

E per i consumatori?

Perché non troveranno mai un evento dove poter degustare oltre 500 etichette di un territorio come l’Etna. In più c’è l’incontro diretto con i produttori, che non sono normali clienti; è come se aprissero la porta di casa, ma ci si ritrova tutti sotto il vulcano.

Contrade in tre parole.

Entusiasmo; qualità perché cerca di esprimere la stessa qualità dei vini; sfida per trovare sempre nuovi contenuti ed eventi di pari qualità a quella del Nord.

Millesuoli è stato scelto da voi come partner. Cosa vi ha spinto a sceglierci?

Tra i nostri partner sì, c’è Millesuoli, una start-up con un approccio e un progetto serio e attento. Dietro c’è una visione imprenditoriale e questo ci piace. Solitamente siamo molto gelosi ma il gruppo proponente ci ha convinto. La partnership è finalizzata a promuovere i vini dell’Etna attraverso un canale online che offre la disponibilità di un’enoteca digitale di supporto. I consumatori con l’acquisto del ticket avranno uno sconto sulla piattaforma del 15 per cento e potranno acquistare i vini degustati, bevendoli successivamente e comodamente nella loro casa. Con Millesuoli facciamo rete nell’imprenditoria di qualità, a supporto dei piccoli, meno strutturati, e dei grandi. Questo aggiunge valore ai servizi offerti.

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